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Benvenuti nel complesso rupestre di San Giorgio al Paradiso, come la zona venne chiamata a partire dal XVI secolo ed il cui nome deriva proprio dalla presenza dell’omonima Chiesa rupestre, abbandonata nel corso del tempo; il nome della contrada subì in seguito una contrazione, diventando semplicemente “Il Paradiso”.

Su ambo i lati si notano le tracce del sistema di canalizzazione che alimentava le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana,  con evidenti segni di adattamento del suo percorso alle modificazioni di livello della corte esterna. A seguito della costruzione del palazzotto sovrastante, il percorso del canale di adduzione, rivestito di tegole, fu spostato verso la parete sinistra dove si trovava lo sbocco delle grondaie del tetto.

A sinistra un cisterna con il collo del boccaglio costruito in conci di tufo.

La cisterna sulla destra, a circa 6 metri dall’ingresso, presenta un doppio boccaglio, uno fruibile dall’ambiente ipogeo e l’altro, più arretrato, che consentiva di attingere acqua direttamente del piano superiore.

Poco più avanti, sempre sulla destra, si nota in alto l’uscita di un cosiddetto “camino” che serviva da collegamento con la scala sovrastante che discende dall’Arco di Sant’Antonio e che consentiva di riversare direttamente nell’ipogeo le olive, quando il sito divenne un frantoio oleario.

1,5 metri più avanti, si nota un’ampia “focagna”, un focolare che, quando era ancora in uso, era dotato di una cappa in gesso e canne, poggiante su una trave lignea.