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La Statua di San Giorgio

Ringraziamo gli Amici di “MATHERA © RIVISTA TRIMESTRALE DI STORIA E CULTURA DEL TERRITORIO” ~ (© Editore Associazione culturale Antros)
per averci consentito la  divulgazione dello studio, pubblicato sul n.18  ~ Anno V ~ 21 dic 2021 /20 mar 2022

La statua di San Giorgio

che uccide il drago a Matera

Indagine zoognostica su un modello scultoreo

di Luca Campanelli e Domenico Caragnano

L’indagine zoognostica ragionata è un metodo sperimentale attraverso il quale il medico veterinario affianca e supporta un archeologo o uno storico dell’arte nel descrivere le caratteristiche morfologiche e strutturali di un animale realizzato in un’opera d’arte (Campanelli 2019, pp. 75-76).

Il nostro studio ha preso in esame il cavallo della statua di San Giorgio che uccide il drago, realizzata da un unico blocco di calcarenite, conservata all’ interno del complesso alberghiero Hotel  Residence  San  Giorgio nel Recinto II Paradiso a Matera e attualmente di proprietà della famiglia Antodaro.

La statua: San Giorgio e il drago

La statua è collocata su un basamento rettangolare (largo 22 cm e lungo 62) e si presenta mutila della zampa anteriore sinistra del cavallo e del braccio destro di San Giorgio (alt. 94 cm – largh. 80 cm).

Le tracce di colore rosso all’interno della bocca del drago e quelle scure su più parti della statua indicano che in origine doveva essere policroma. San Giorgio è rappresentato, come un giovane guerriero imberbe, con la tipica armatura a placca della prima metà del XV secolo, con la particolarità di avere al piede sinistro uno sperone con una rotella larga su un’asta corta per la monta iberica alla gineta, utilizzato tra il XIV e il XV sec. (Blanche MA Ellis 2004, pp. 147-149).

Il drago è rappresentato, nell’ultimo anelito di vita, mentre con la coda attorciglia la zampa posteriore sinistra del cavallo, e con le sue zampe dalle grandi unghie, tenta di conficcarle nella pancia dell’equino per disarcionare il cavaliere. San Giorgio, con un grande sforzo visibile sul viso, usa entrambe le mani per conficcare la lancia nella bocca del drago. La testa del drago è in parte rovinata; si nota parte dell’occhio sinistro, dell’orecchio destro a punta e una piccola cresta in mezzo al muso.

 La tipologia del drago è il Lindorm, caratterizzato da un corpo serpentino e con una lunga coda, sprovvisto di ali e con due sole corte zampe. La tradizione medievale vuole che sia un animale  molto grande e feroce e divori il bestiame e persone; vive preferibilmente in profonde grotte vicino ai villaggi, da dove poteva catturare con facilità le sue prede. Marco Polo nel Milione afferma di averne visti alcuni esemplari nella provincia di Charangia: «hanno due gambe dinanzi, presso al capo, e gli loro piedi sono d’una unghia fatta come di lioni» (Marco Polo XIII sec /1 827, p.112).

Indagine zoognostica

L’opera scultorea rivela un fenotipo equino di sesso maschile, dove l’armonico sviluppo dei diametri di lunghezza, larghezza e altezza coesistono con le forme massicce su arti corti e tozzi. Questo tipo morfologico è definito in zoognostica per diversi aspetti sproporzionato. È tipico di “adattamenti funzionali” durante la se­ lezione dello stesso fenotipo secondo gli schemi di “armonia convenzionale” (fig.2). È ipotizzabile  un’altezza al garrese da 165 a 170 cm rapportata al cavaliere.

La testa del cavallo ha un profilo montonino con portamento verticale, senza la demarcazione dal collo corto e tozzo. Rispetto alla mole dell’animale, la testa è piccola e grossa con delle ganasce larghe (“di buone ganasce” ossia di buon appetito). Le orecchie sono della tipologia “a topo”, e presentano un leggero abbassamento sulla nuca che contribuisce a rivelare l’espressione di diffidenza ma non di minaccia del maestoso animale probabilmente mansueto, vivace e volenteroso.

Il dorso è orizzontale (buon dorso) con linea dorso lombare tendente a formare un solco, tipico di un cavallo da lavoro. Il ventre, mediamente voluminoso, lascia la maggior espressione agli arti con i piedi tendenzialmente corti e basso-giuntati. Lo zoccolo è marcatamente ampio su talloni bassi, questo fa in modo che il cavallo allunghi l’andatura. La coda è corta ai garretti con attacco basso.

Osservazioni su: finimenti, bardatura e ferratura

Il cavallo è contenuto da una testiera semplice e robusta con redini terminanti su un’imboccatura (morso) rigida a leva e con aste ricurve da parata di derivazione arabo-spagnola, utilizzate dalla seconda metà del XIV e inizi del XV secolo (Oakeshott 1998, pp. 38-39).

 La sella presenta: arcioni  anteriore e posteriore,  staffe larghe a disegno triangolare con staffili corti che impongono un assetto del cavaliere a gambe flesse detto alla “gineta”, che si contrappone con l’assetto a “bravante” (o alla normanna). La sella presenta dei quartieri pronunciati, che sostengono le ginocchia del cavaliere. Il sottocoda completa la sella come accessorio. La ferratura è curata nei particolari rivelando ferri a rami larghi privi di correzioni (es.: ramponi per sollevamento dei talloni dal suolo) compatibile con la tipologia post-medievale, XIV-XV sec. (Clark 2004, pp. 96-97).

Torneo cavalleresco

Il fenotipo del cavallo differisce dallo standard medievale, corsiero e/o destriero, richiamando un tipo morfologico del tiro “pesante rapido ” (es. cavallo agricolo moderno), meglio collocato  nell’attitudine  “torneo”. La stessa lancia del Santo, dotata di frange subito prima della punta, è tipica dei tornei cavallereschi, così come i decori dell’armatura in corrispondenza delle spalle. È evidente come l’artista avesse negli occhi proprio la raffigurazione di un cavaliere impegnato in un torneo, con la tipica armatura e un cavallo adatto allo scopo.

Conclusioni

La statua è lavorata solo frontalmente (fig.3) e sembra essere stata realizzata per essere vista dal basso, questo ci induce a credere che nel progetto originario doveva essere collocata in una edicola o su una mensola. Da una indagine in loco abbiamo scoperto che nella seconda metà del Novecento la statua del San Giorgio era posta in effetti su una mensola al piano superiore dell’attuale collocazione.

A rafforzare l’ipotesi che la statua era stata pensata per essere guardata dal basso, sono alcuni particolari come: la lavorazione in basso dello zoccolo ferrato della zampa sinistra anteriore o la decorazione a piegoline della veste sull’omero sinistro di San Giorgio sotto la corazza, che non è presente nella parte destra.

Lo scultore è riuscito a dare al cavallo  un movimento di una  impennata  da fermo,  con  cui  il quadrupede si rizza sugli arti posteriori verso il mantenimento della posizione eretta.

In questo  modo vengono  evidenziati gli arti posteriori allungati, l’elevazione del collo e della testa, il distacco del tronco dal suolo e l’elevazione dello stesso appoggio sul treno posteriore in un equilibrio instabile. Da notare l’insistenza dello sperone sinistro sull’addome del cavallo quasi a richiedere una rotazione a sinistra per facilitare il colpo di lancia decisivo sull’insidioso drago.

Questo evidenzia la libertà della bocca del cavallo e delle braccia del cavaliere che istruisce il suo destriero mediante le sole gambe. Il tipo morfologico equino, rappresentato nella statua di San Giorgio, è riconducibile ad un fenotipo di transizione, probabilmente un incrocio tra una razza pesante francese del tipo bretone o percheron con la razza spagnola (Figg. 5, 6 e 7), che porterà attraverso la successiva selezione al fenotipo “cartujano”, comunemente detto certosino.

Pertanto, è possibile ipotizzare su base zoognostica, che il nostro cavallo non è locale, ed è databile tra la seconda metà del XIV e la prima metà del secolo XV.

Poiché, come abbiamo visto, le datazioni che attribuiamo alle tipologie dei finimenti e all’armatura del San Giorgio sono le medesime, questa è a nostro parere anche la datazione più plausibile per la statua.