Indagine zoognostica su un modello scultoreo: il cavallo, l'armatura e il drago nella calcarenite dei Sassi
di Luca Campanelli e Domenico Caragnano
Scultura in calcarenite raffigurante San Giorgio che uccide il drago, ricavata da un unico blocco di pietra. Conservata nel Complesso Rupestre di San Giorgio al Paradiso, nel Sasso Barisano.
L'indagine zoognostica ragionata è un metodo sperimentale attraverso il quale il medico veterinario affianca e supporta un archeologo o uno storico dell'arte nel descrivere le caratteristiche morfologiche e strutturali di un animale realizzato in un'opera d'arte.
Lo studio ha preso in esame il cavallo della statua di San Giorgio che uccide il drago, realizzata da un unico blocco di calcarenite, conservata all'interno del complesso alberghiero Hotel Residence San Giorgio nel Recinto II Paradiso a Matera, attualmente di proprietà della famiglia Antodaro.
San Giorgio è rappresentato come un giovane guerriero imberbe, con la tipica armatura a placca della prima metà del XV secolo, con la particolarità di avere al piede sinistro uno sperone con una rotella larga su un'asta corta per la monta iberica alla gineta, utilizzato tra il XIV e il XV secolo.
La statua policroma in calcarenite. Tracce di colore rosso all'interno della bocca del drago e pigmenti scuri su più parti indicano che in origine era policroma.
La statua è lavorata solo frontalmente, suggerendo una collocazione originaria su edicola o mensola, per essere osservata dal basso.
Il drago è rappresentato nell'ultimo anelito di vita: con la coda attorciglia la zampa posteriore sinistra del cavallo, e con le zampe dalle grandi unghie tenta di conficcarle nella pancia dell'equino per disarcionare il cavaliere. San Giorgio, con un grande sforzo visibile sul viso, usa entrambe le mani per conficcare la lancia nella bocca del drago.
La tipologia del drago è il Lindorm, caratterizzato da un corpo serpentino e una lunga coda, sprovvisto di ali e con due sole corte zampe. La tradizione medievale vuole che sia un animale molto grande e feroce, che divori bestiame e persone, e che viva preferibilmente in profonde grotte vicino ai villaggi.
Hanno due gambe dinanzi, presso al capo, e gli loro piedi sono d'una unghia fatta come di lioni. Marco Polo — Il Milione, XIII secolo
L'opera scultorea rivela un fenotipo equino di sesso maschile, dove l'armonico sviluppo dei diametri di lunghezza, larghezza e altezza coesistono con le forme massicce su arti corti e tozzi. Questo tipo morfologico è definito in zoognostica per diversi aspetti sproporzionato, tipico di "adattamenti funzionali" durante la selezione dello stesso fenotipo secondo gli schemi di "armonia convenzionale". È ipotizzabile un'altezza al garrese da 165 a 170 cm rapportata al cavaliere.
La testa del cavallo ha un profilo montonino con portamento verticale, senza demarcazione dal collo corto e tozzo. Rispetto alla mole dell'animale, la testa è piccola e grossa con ganasce larghe. Le orecchie sono della tipologia "a topo" e presentano un leggero abbassamento sulla nuca che contribuisce a rivelare l'espressione di diffidenza — ma non di minaccia — del maestoso animale probabilmente mansueto, vivace e volenteroso.
Il dorso è orizzontale con linea dorso-lombare tendente a formare un solco, tipico di un cavallo da lavoro. Il ventre, mediamente voluminoso, lascia la maggior espressione agli arti con piedi tendenzialmente corti e basso-giuntati. Lo zoccolo è marcatamente ampio su talloni bassi, il che fa sì che il cavallo allunghi l'andatura.
Fig. 2 — L'armonico sviluppo dei diametri coesiste con forme massicce su arti corti e tozzi: un tipo morfologico "sproporzionato" tipico degli adattamenti funzionali.
Il cavallo è contenuto da una testiera semplice e robusta con redini terminanti su un'imboccatura rigida a leva e con aste ricurve da parata di derivazione arabo-spagnola, utilizzate dalla seconda metà del XIV e inizi del XV secolo.
La sella presenta arcioni anteriore e posteriore, staffe larghe a disegno triangolare con staffili corti che impongono un assetto del cavaliere a gambe flesse detto alla gineta. I quartieri pronunciati sostengono le ginocchia del cavaliere; il sottocoda completa la sella come accessorio. La ferratura è curata nei particolari, rivelando ferri a rami larghi privi di correzioni, compatibili con la tipologia post-medievale del XIV–XV secolo.
Il fenotipo del cavallo differisce dallo standard medievale — corsiero e/o destriero — richiamando un tipo morfologico del tiro "pesante rapido", meglio collocato nell'attitudine "torneo". La stessa lancia del Santo, dotata di frange subito prima della punta, è tipica dei tornei cavallereschi, così come i decori dell'armatura in corrispondenza delle spalle. È evidente come l'artista avesse negli occhi proprio la raffigurazione di un cavaliere impegnato in un torneo.
Il tipo morfologico equino rappresentato nella statua è riconducibile a un fenotipo di transizione: probabilmente un incrocio tra una razza pesante francese del tipo bretone o percheron con la razza spagnola, che porterà attraverso la successiva selezione al fenotipo "cartujano", comunemente detto certosino.
Fig. 5
Fig. 6
Fig. 7
La statua è lavorata solo frontalmente e sembra essere stata realizzata per essere vista dal basso: nel progetto originario doveva essere collocata in un'edicola o su una mensola. Da un'indagine in loco si è scoperto che nella seconda metà del Novecento la statua era effettivamente posta su una mensola al piano superiore dell'attuale collocazione.
A rafforzare l'ipotesi sono alcuni particolari: la lavorazione in basso dello zoccolo ferrato della zampa sinistra anteriore, e la decorazione a piegoline della veste sull'omero sinistro di San Giorgio sotto la corazza — assente nella parte destra.
Lo scultore è riuscito a dare al cavallo un movimento di impennata da fermo, con cui il quadrupede si rizza sugli arti posteriori in un equilibrio instabile. Da notare l'insistenza dello sperone sinistro sull'addome del cavallo, quasi a richiedere una rotazione a sinistra per facilitare il colpo di lancia decisivo sull'insidioso drago. Questo evidenzia la libertà della bocca del cavallo e delle braccia del cavaliere, che istruisce il suo destriero mediante le sole gambe.
Poiché le datazioni attribuite alle tipologie dei finimenti e all'armatura del San Giorgio coincidono con quelle dell'analisi zoognostica, la datazione più plausibile per la statua è tra la seconda metà del XIV e la prima metà del XV secolo.