Dalla chiesa rupestre al frantoio oleario, fino alla cantina tra Seicento e Settecento: le metamorfosi di un luogo millenario
Il complesso rupestre venne chiamato "San Giorgio al Paradiso" a partire dal XVI secolo, dal nome della chiesa rupestre che un tempo ne occupava il cuore. Quando la chiesa fu abbandonata, il nome della contrada si contrasse nel più semplice "Il Paradiso".
Ciò che rende unico questo sito è la sequenza ininterrotta delle trasformazioni che ha subito: da luogo di culto a frantoio oleario, da frantoio a cantina per la produzione del vino, ogni fase ha lasciato tracce leggibili nella roccia.
Il corpo centrale del complesso fu scavato per ospitare la Chiesa Rupestre di San Giorgio. Sul piano di calpestio restano le vestigia di un setto roccioso su cui poggiava un muro divisorio, probabilmente coincidente con l'iconostasi originaria.
Un'incisione circolare di circa 3 metri di diametro e 80 cm di profondità segnala l'alloggiamento della macina. Il solco d'erosione scavato dal calpestio quotidiano del mulo che trainava la leva di rotazione è ancora visibile, così come le cavità di incastro della struttura portante lignea.
La grotta fu convertita in cantina. Le due vasche per la pigiatura dell'uva, rivestite di cocciopesto e ricavate in un unico blocco di pietra, testimoniano questa fase. Sull'architrave, un graffito raffigura un calice e un'ostia — emblema della Confraternita del Santissimo Sacramento, proprietaria del bene fino al 1708.
Nell'ultimo vano si nota il muro di sospensione delle botti: un unico blocco di pietra "risparmiato" allo scavo durante la realizzazione dell'ambiente. Un esempio emblematico della cosiddetta architettura in negativo che caratterizza i Sassi, dove si costruisce per sottrazione di materiale e non per addizione.
Sul lato opposto, i segni dell'estrazione lapidea hanno fatto lentamente sparire un muretto simmetrico e identico. Questa attività estrattiva, finalizzata al recupero in loco del materiale necessario a costruire, ha interessato anche una porzione di pavimento quando la cantina cadde in disuso.
È possibile che l'inclinazione dello scavo seguisse la proiezione del sole sulla parete di fondo, contribuendo a mantenere durante l'anno una temperatura costante di circa 12° — condizione indispensabile alla buona conservazione del vino.
Il rilievo tridimensionale con tecnologia laser scanner ha restituito la geometria esatta degli ambienti ipogei, rendendo leggibili i rapporti spaziali tra le cisterne, i corridoi di collegamento e le cavità di trasformazione — informazioni che la sola visita non riesce a comunicare.
Volgendo lo sguardo verso l'ingresso, è possibile osservare come alla parte scavata si addossi, prolungandola verso l'esterno, la parte costruita dell'ipogeo: una caratteristica architettura a volta a botte che prende il nome di lamione.
Il lamione è una struttura ad ambiente unico, illuminata da una sola apertura, che riproduce la morfologia dell'abitazione ipogea trasportandola nella forma di una costruzione fuori terra. La grotta originaria diventa così la matrice di ogni tipo abitativo dei Sassi.