Complesso rupestre San Giorgio al Paradiso, Sassi di Matera
San Giorgio al Paradiso

La Storia

Dalla chiesa rupestre al frantoio oleario, fino alla cantina tra Seicento e Settecento: le metamorfosi di un luogo millenario

Chiesa Rupestre Frantoio Oleario Cantina del Vino

Il complesso rupestre venne chiamato "San Giorgio al Paradiso" a partire dal XVI secolo, dal nome della chiesa rupestre che un tempo ne occupava il cuore. Quando la chiesa fu abbandonata, il nome della contrada si contrasse nel più semplice "Il Paradiso".

Ciò che rende unico questo sito è la sequenza ininterrotta delle trasformazioni che ha subito: da luogo di culto a frantoio oleario, da frantoio a cantina per la produzione del vino, ogni fase ha lasciato tracce leggibili nella roccia.

Intorno all'anno Mille
Frantoio Oleario
Metà Seicento – Inizi Settecento
Le trasformazioni

Mille anni di adattamenti scritti nella roccia

Intorno all'anno Mille

La Chiesa Rupestre

Il corpo centrale del complesso fu scavato per ospitare la Chiesa Rupestre di San Giorgio. Sul piano di calpestio restano le vestigia di un setto roccioso su cui poggiava un muro divisorio, probabilmente coincidente con l'iconostasi originaria.

Epoca imprecisata

Il Frantoio Oleario

Un'incisione circolare di circa 3 metri di diametro e 80 cm di profondità segnala l'alloggiamento della macina. Il solco d'erosione scavato dal calpestio quotidiano del mulo che trainava la leva di rotazione è ancora visibile, così come le cavità di incastro della struttura portante lignea.

Metà del Seicento – Inizi del Settecento

La Cantina del Vino

La grotta fu convertita in cantina. Le due vasche per la pigiatura dell'uva, rivestite di cocciopesto e ricavate in un unico blocco di pietra, testimoniano questa fase. Sull'architrave, un graffito raffigura un calice e un'ostia — emblema della Confraternita del Santissimo Sacramento, proprietaria del bene fino al 1708.

Corpo centrale dell'antica chiesa rupestre
Il corpo centrale del complesso, originariamente destinato alla chiesa rupestre di San Giorgio
Muro di sospensione delle botti
Esempio di architettura in negativo: il blocco di pietra risparmiato allo scavo per sostenere le botti
L'architettura in negativo

Costruire per sottrazione

Nell'ultimo vano si nota il muro di sospensione delle botti: un unico blocco di pietra "risparmiato" allo scavo durante la realizzazione dell'ambiente. Un esempio emblematico della cosiddetta architettura in negativo che caratterizza i Sassi, dove si costruisce per sottrazione di materiale e non per addizione.

Sul lato opposto, i segni dell'estrazione lapidea hanno fatto lentamente sparire un muretto simmetrico e identico. Questa attività estrattiva, finalizzata al recupero in loco del materiale necessario a costruire, ha interessato anche una porzione di pavimento quando la cantina cadde in disuso.

È possibile che l'inclinazione dello scavo seguisse la proiezione del sole sulla parete di fondo, contribuendo a mantenere durante l'anno una temperatura costante di circa 12° — condizione indispensabile alla buona conservazione del vino.
Rilievo 3D Documentazione scientifica

Il complesso letto dal laser scanner

Il rilievo tridimensionale con tecnologia laser scanner ha restituito la geometria esatta degli ambienti ipogei, rendendo leggibili i rapporti spaziali tra le cisterne, i corridoi di collegamento e le cavità di trasformazione — informazioni che la sola visita non riesce a comunicare.

Rilievo 3D laser scanner del complesso rupestre — vista d'insieme
Vista d'insieme del complesso Laser scanner 3D
Rilievo 3D — sezione delle cisterne a campana
Le cisterne a campana Sezione
Rilievo 3D — dettaglio degli ambienti di trasformazione
Gli ambienti di trasformazione Modello tridimensionale
La struttura

Il Lamione

Volgendo lo sguardo verso l'ingresso, è possibile osservare come alla parte scavata si addossi, prolungandola verso l'esterno, la parte costruita dell'ipogeo: una caratteristica architettura a volta a botte che prende il nome di lamione.

Il lamione è una struttura ad ambiente unico, illuminata da una sola apertura, che riproduce la morfologia dell'abitazione ipogea trasportandola nella forma di una costruzione fuori terra. La grotta originaria diventa così la matrice di ogni tipo abitativo dei Sassi.

I segni nel tempo

Tracce e testimonianze

Il graffito con calice e ostia Sull'architrave di accesso all'ultimo ambiente, un graffito stilizzato raffigura un calice e un'ostia, emblema della Confraternita del Santissimo Sacramento; al di sopra sembrerebbe essere incisa la data 1717.
I dolii Due fori circolari rivestiti in cocciopesto, probabilmente utilizzati per il contenimento dell'olio. Uno di essi venne successivamente trasformato in cisterna e dotato di un canale di adduzione.
Le vasche per l'uva Sulla parete sinistra restano tracce del cocciopesto che rivestiva due vasche per la pigiatura dell'uva, riconducibili alla fase in cui la grotta venne utilizzata come cantina tra Seicento e Settecento.
La focagna Un ampio focolare che, quando era in uso, era dotato di una cappa in gesso e canne poggiante su una trave lignea.